Mato per le done
di Enzo Duse
regia di Paolo Giacomini
Commedia in 3 atti
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LA COMMEDIA
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La commedia brillante si snoda
attorno alla reciproca ricerca di un padre e di una figlia, che si confrontano
nelle testarde caparbietà che li dividono e al tempo stesso li accomunano e solo
l'arrivo inatteso della moglie farà precipitare la situazione verso il momento
dei chiarimenti inderogabili, nel vano tentativo di recupero di quegli affetti
passati a cui i protagonisti hanno stupidamente per decenni rinunciato. Il lieto
fine è dietro l'angolo e sorprende piacevolmente lo spettatore che si lascia
coinvolgere nel gioco delle parti dei protagonisti, a cui fanno coro: un timido
amico di Ulisse, una cocotte interessata ed appiccicosa e un petulante
cameriere di assoluta garanzia; un nutrito corollario di caratterizzazioni che
fanno di questo lavoro di Enzo Duse un vero capolavoro del nostro amato teatro
veneto.
Per la cronaca, è stato il Teatro del Ridotto a Venezia a tenere a battesimo
questa commedia il 22 febbraio 1954 con la Compagnia Veneta diretta dal
grande Carlo Micheluzzi insieme alla altrettanto indimenticabile consorte
Margherita Seglin.
L'AUTORE
Nato a Villadose, in provincia di Rovigo, nel 1901 da una famiglia di ricchi
proprietari terrieri, presto il giovane Enzo Duse giunge stabilmente a Venezia
dove il padre, brillante avvocato, esercita la sua onorata professione. Compie i
suoi studi a Venezia ed entra così a far parte del terzetto di inseparabili, fra
cui si distinguono Emilio Baldanello, futura promessa del teatro veneziano e il
pittore Mario De Luigi, che frequentavano, assieme a Duse, a dir il vero con
scarsi rendimenti scolastici, il liceo "Marco Polo". Brillante risulta invece la
carriera di giornalista, la facilità di penna e l'amore per il ciclismo ne fanno
subito un buon cronista sportivo sulle colonne della "Gazzetta di Venezia" e poi
del "Gazzettino". Giunge al teatro per vocazione e volontà e sarà il grande
Renato Simoni ad incoraggiarlo a continuare per quell'ardua strada. Teatro e
cinema diventano il pane quotidiano, ma poi la guerra e la sua fervente adesione
all'antifascismo lo condannano alla forzata clandestinità per sfuggire alla pena
capitale decretata dal tribunale fascista di Salò.
Ritorna trionfalmente a teatro dopo la Liberazione come autore e conquista in
rapida ascesa il palcoscenico veneto con la commedia "Temporali d'inverno", poi
ribattezzata dai comici "Quel sì famoso", poi sarà la volta di "Virgola",
interpretata da Emilio Baldanello e, soprattutto grazie alla Compagnia
Micheluzzi, continua a mietere nuovi successi con "Bonafortuna, Píero" e "Nudo
alla meta", commedie brillanti che Duse si diverte a scrivere e il pubblico
generosamente ad applaudire.
Nel 1957 si costituisce a Venezia la più bella compagine comica del teatro
veneto che vede Baseggio e Cavalieri assieme ai Micheluzzi in un crescendo di
spettacolari esibizioni, insieme ad entusiasmi ed illusioni, purtroppo di breve
durata. Per Duse è una stagione di felicità, ma anche di profonde amarezze, come
l'insuccesso con cui viene accolta "Ca'de Bo", testo su cui lo scrittore nutriva
grandi aspettative e che, invece, lo porta a lasciare definitivamente la ribalta
veneta. Muore nel 1963.
a cura di Danilo Reato
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Personaggi e
interpreti Fedora, sua moglie ANNAMARIA ROMANO Agnese, loro figlia CHIARA COLONNA ROMANO Piero Martini FABRIZIO FIORI Arnoldo Bianchetti MATTEO SALVAL Luigi Canali ALVISE BIANCAFIOR Lola Valsecchi MIRCA ROSSETTO Ercole, cameriere SALVATORE CHIOSI Francesca, commessa MIRIAM LIONELLO
curatore della scena SALVATORE CHIOSI scelta musiche FIORI - GIACOMINI operatori musiche SALVAL - BIANCAFIOR attrezzeria DONATELLA TOMASINI realizzazione costumi MIRCA ROSSETTO
la scena si svolge nel 1953 |