Mato per le done
di Enzo Duse
regia di Paolo Giacomini

Commedia in 3 atti

 

 

 

LA COMMEDIA

La vita a volte gioca a rimpiattino e c'è chi si lascia facilmente coinvolgere dal gioco delle parti, soprattutto quando gli incentivi sono costituiti dal bel sesso e dalle curve al punto giusto. Ulisse Crovato, un attempato viveur, sempre in preda ai giovanili ardori, da impenitente libertino rifiuta categoricamente il disarmo. Trascorre la sua vita, sentimentalmente libera e vuota, distribuendo a dritta e a manca alle numerose cocottes di turno "sorrisi e schei". Per mantener fede al patto col diavolo, ha rinunciato ai veri affetti abbandonando moglie e figlia al loro destino. Ora, vent'anni dopo, il passato ritorna e gli presenta il conto, che è naturalmente molto salato. Ritornato dall'America, ben piazzato in società e dalle floride finanze, vorrebbe riconquistare quella figlia, abbandonata in fasce, ma l'impresa risulta, fin dal principio, assai ardua.
 

 

 

 

La commedia brillante si snoda attorno alla reciproca ricerca di un padre e di una figlia, che si confrontano nelle testarde caparbietà che li dividono e al tempo stesso li accomunano e solo l'arrivo inatteso della moglie farà precipitare la situazione verso il momento dei chiarimenti inderogabili, nel vano tentativo di recupero di quegli affetti passati a cui i protagonisti hanno stupidamente per decenni rinunciato. Il lieto fine è dietro l'angolo e sorprende piacevolmente lo spettatore che si lascia coinvolgere nel gioco delle parti dei protagonisti, a cui fanno coro: un timido amico di Ulisse, una cocotte interessata ed appiccicosa e un petulante cameriere di assoluta garanzia; un nutrito corollario di caratterizzazioni che fanno di questo lavoro di Enzo Duse un vero capolavoro del nostro amato teatro veneto.

Per la cronaca, è stato il Teatro del Ridotto a Venezia a tenere a battesimo questa commedia il 22 febbraio 1954 con la Compagnia Veneta diretta dal grande Carlo Micheluzzi insieme alla altrettanto indimenticabile consorte Margherita Seglin.

 

L'AUTORE

Nato a Villadose, in provincia di Rovigo, nel 1901 da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, presto il giovane Enzo Duse giunge stabilmente a Venezia dove il padre, brillante avvocato, esercita la sua onorata professione. Compie i suoi studi a Venezia ed entra così a far parte del terzetto di inseparabili, fra cui si distinguono Emilio Baldanello, futura promessa del teatro veneziano e il pittore Mario De Luigi, che frequentavano, assieme a Duse, a dir il vero con scarsi rendimenti scolastici, il liceo "Marco Polo". Brillante risulta invece la carriera di giornalista, la facilità di penna e l'amore per il ciclismo ne fanno subito un buon cronista sportivo sulle colonne della "Gazzetta di Venezia" e poi del "Gazzettino". Giunge al teatro per vocazione e volontà e sarà il grande Renato Simoni ad incoraggiarlo a continuare per quell'ardua strada. Teatro e cinema diventano il pane quotidiano, ma poi la guerra e la sua fervente adesione all'antifascismo lo condannano alla forzata clandestinità per sfuggire alla pena capitale decretata dal tribunale fascista di Salò.

Ritorna trionfalmente a teatro dopo la Liberazione come autore e conquista in rapida ascesa il palcoscenico veneto con la commedia "Temporali d'inverno", poi ribattezzata dai comici "Quel sì famoso", poi sarà la volta di "Virgola", interpretata da Emilio Baldanello e, soprattutto grazie alla Compagnia Micheluzzi, continua a mietere nuovi successi con "Bonafortuna, Píero" e "Nudo alla meta", commedie brillanti che Duse si diverte a scrivere e il pubblico generosamente ad applaudire.

Nel 1957 si costituisce a Venezia la più bella compagine comica del teatro veneto che vede Baseggio e Cavalieri assieme ai Micheluzzi in un crescendo di spettacolari esibizioni, insieme ad entusiasmi ed illusioni, purtroppo di breve durata. Per Duse è una stagione di felicità, ma anche di profonde amarezze, come l'insuccesso con cui viene accolta "Ca'de Bo", testo su cui lo scrittore nutriva grandi aspettative e che, invece, lo porta a lasciare definitivamente la ribalta veneta. Muore nel 1963.

a cura di Danilo Reato
 

Personaggi e interpreti

Ulisse Crovato                     PAOLO GIACOMINI

Fedora, sua moglie             ANNAMARIA ROMANO

Agnese, loro figlia             CHIARA COLONNA ROMANO

Piero Martini                        FABRIZIO FIORI

Arnoldo Bianchetti             MATTEO SALVAL

Luigi Canali                          ALVISE BIANCAFIOR

Lola Valsecchi                     MIRCA ROSSETTO

Ercole, cameriere                SALVATORE CHIOSI

Francesca, commessa         MIRIAM LIONELLO

 

curatore della scena            SALVATORE CHIOSI

scelta musiche                     FIORI - GIACOMINI

operatori musiche               SALVAL - BIANCAFIOR

attrezzeria                             DONATELLA TOMASINI

realizzazione costumi          MIRCA ROSSETTO

 

 

 

 

la scena si svolge nel 1953


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