Le donne gelose
di Carlo Goldoni
regia di Paolo Giacomini

Commedia in 2 atti

 

 

 

 

 

 

"Commedia veneziana, venezianissima, che forse felicemente non sarà intesa da chi del costume nostro e della nostra lingua non sia informato" - così esordisce Carlo Goldoni nell'introduzione a questo suo brioso lavoro, summa della venezianità, in cui il commediografo si mostra preoccupato a fornire allo spettatore/lettore "foresto", poco avvezzo alle colorite espressioni vernacolari, tutti i possibili ragguagli sulle singolari consuetudini dei suoi amati concittadini. Fra queste, la morbosa passione per il gioco del lotto, da cui prende avvio l'azione della commedia. Infatti nella casa di Lugrezia, vedovanon più giovane, ma ancora sanguigna e avvenente, che però all'irrefrenabile "morbin" di certe sue coetanee antepone uno spiccato senso per gli affari, si svolgono gli incontri di una sospetta assiduità con Boldo e Todero, il che preoccupa non poco le rispettive mogli.

 

 

 

 

 

 

Boldo è un borghese, di professione orefice, allevato alla scuola dei "rusteghi", un po' troppo svelto di mano con la moglie, ma non privo di bonarietà; nel lotto vede la possibilità di risollevare le proprie sorti e dar nuovo impulso al suo mestiere che attraversa un periodo di stanca. La moglie Giulia, effervescente e ancora "in gringola", sarebbe pronta, a parole, a pregustare una vedovanza tranquilla, purché allietata dai tanto bramati "bezzi", ma proprio non tollera di esser presa in giro dal marito.

Todero è un merciaio, il classico giocatore incallito e sfortunato, si trascina, vittima del suo vizio, tra lati e bassi sui tavoli del Ridotto ed è costantemente in bolletta. La situazione precipita e si fa incandescente, alimentata ancor più dal sospetto, dalle maldicenze e dalla gelosia, che, come spiega lo stesso Goldoni nei Memoires", "è un animale a cento teste, soprattutto fra le donne del popolo. Gli uomini hanno un bel dire e un bel fare, ogni loro passo è contato, tutte le loro parole sono intese in senso sbagliato; tutte le loro azioni, anche le più semplici, non sono altro che infedeltà, e Lugrezia è la bestia nera del quartiere".

Le mogli decidono, a questo punto, di affrontare la presunta rivale in un duello dai sorprendenti risvolti ed effetti pirotecnici, ma nel pacioso mondo goldoniano non scorre mai sangue, il vero trionfa, la verità viene sempre a galla e, dopo uno scoppiettante gioco di sottili equivoci e malintesi, in cui trovano spazio anche i tipici "spassi e chiasseti de carneval", ideale ambientazione di tutta la commedia, si ristabiliscono i naturali rapporti: le donne "di garbo" riconquistano il loro onore infangato e i "bezzi", quando son frutto di oneste transazioni economiche, fanno scordare i lividi e le busse e sono, in questa povera umanità con le sue passioni e le sue lacrime, pur sempre benedetti e accettati come un segno di celeste benevolenza.

 

Questa commedia in tre atti portò lietamente a termine la stagione al Teatro Sant'Angelo durante il Carnevale del 1752, ottenendo, come ricorda lo stesso Goldoni, il successo sperato e fu poi replicata, a grande richiesta, anche nell'autunno successivo: un po' per la fresca e riuscita pittura di un frammento di vita quotidiana, ambientato con vivacità tra la calle della Frezzaria e il Ridotto, in pieno clima carnascialesco e un po' grazie alla eccezionale bravura della servetta Marliani, moglie del Brighella della compagnia, che rea "una giovane veneziana, molto carina, piacevolissima, piena di spirito e di talento, che dimostrava una spiccata disposizione per la commedia" - e qui ci fermiamo, perché il nostro continua ad incensarla con altri fioriti omaggi per molte pagine ancora e risulta chiaro l'interesse, per niente celato, dello stesso autore nei confronti della promettente attrice. Carlo Goldoni, profondo conoscitore della psiche femminile, pur sapendo di causare un grave smacco alla primadonna, la signora Medebac, scrisse questo ruolo di Lugrezia appositamente per la giovane che arricchì l'interpretazione con garbo e con brio, decretando il successo della commedia e il commediografo concludeva, tra il divertito e il compiaciuto, la narrazione dei fatti: "Tanto peggio per la signora Medebac. La povera donna ricadde nelle sue convulsioni".

La fortuna di questo piacevole lavoro non finisce qui e toccherà, più di un secolo dopo, alla compagnia Zago, diretta allora da Giacinto Gallina, a riportarla in auge, confidando nella memorabile interpretazione della Zanon Paladini. Insomma Goldoni, aveva creato, senza saperlo, un vero cavallo di battaglia per intere generazioni di comici che, come ci auguriamo, continueranno nel futuro a ringraziare l'amabile servetta Marliani per un copione originale, allegro e frizzante che nel teatro non ha veramente eguali.

 

Personaggi e interpreti

Siora Lugrezia, vedova         MIRCA ROSSETTO
Siora Giulia                            DONATELLA TOMASINI
Sior Boldo, orefice,

suo marito                                  SALVATORE CHIOSI
Sior Todero, merciaio           FABRIZIO FIORI
Siora Tonina, sua moglie     ANNAMARIA ROMANO
Siora Orsetta,

nipote di Siora Giulia          VALENTINA PUPPIN
Siora Chiaretta,

figlioccia di Siora Giulia        CHIARA COLONNA ROMANO
Sior Baseggio, giovanotto   MATTEO ALBERTINELLI
Arlecchin, facchino             ALVISE ZAMBON

Servitore del Ridotto           PAOLO GIACOMINI

Siora Fabia, madre di

Orsetta, che non parla     PAOLA DIANA

Maschere del Ridotto       LUCIANO BONNINI

                                                      ANTONIO RICCIO

Musiche originali: ALVISE ZAMBON
Costumi: EL GARANGHELO
Coordinamento costumi: LUCIANA SARTORI
Scenografia: ROBERTO BLUMEN
Attrezzeria: DONATELLA TOMASINI
Suono e luci: MATTEO SALVAL

 

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