Carte in tavola
di Enzo Duse
regia di Paolo Giacomini
Commedia in 3 atti
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Se il figlio del magnate dei prosciutti, commendator Piva, sta per convolare a nozze con la figlia del cavalier Gardin, noto produttore di vini, possiamo facilmente arguire che da questo matrimonio di interessi, nascerà una solida società enogastronomica, pronta ad aggredire il mercato, ma possiamo considerare questa a tutti gli effetti una felice unione?
"I schei xe schei " sembra essere il "refrain " e la chiave di lettura di questa vivace commedia che mette a nudo pure sacrosante verità: la sete di guadagni esagerati sollecita i più bassi istinti e i più disdicevoli comportamenti umani, ma gli avvoltoi sono sempre in agguato, attendono fiduciosi dietro l'angolo. |
L'accordo fra le due ditte è siglato, la società è nata, il matrimonio è stato annunciato, ma sull'apparente idillio amoroso si addensano cupi nuvoloni forieri di tempesta e la burrasca non tarda ad arrivare, innestata da un personaggio equivoco, il professor Spadoni, che entra nel gioco nel tentativo di avvantaggiarsi economicamente e di sostituirsi al promesso sposo. "Co l'amor no se scherza", altra grande verità e, soprattutto, quando in ballo ci sono sentimenti contrastanti fra i fidanzati, a cui si aggiungono ridicoli amori adulterini, "querelles" sentimentali da tempo irrisolte, fra i due anziani protagonisti.
Solo alla fine, quando i giochi sono scoperti, le carte sono in tavola, inizia la resa dei conti e l'intrigo si dissolve facendo trionfare i veri e sani sentimenti che albergano solamente nei cuori non contaminati dall'avidità.
Carte in tavola ebbe il suo battesimo di palcoscenico grazie alla Compagnia di Carlo Micheluzzi e Margherita Seglin, che portarono brillantemente in scena questa commedia al teatro Olimpia di Milano il 9 marzo 1951.
ENZO DUSE
Nato a Villadose, in provincia di Rovigo, nel 1901 da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, presto il giovane Enzo Duse giunge stabilmente a Venezia dove il padre, brillante avvocato, esercita la sua onorata professione. Compie i suoi studi a Venezia ed entra così a far parte del terzetto di inseparabili, fra cui si distinguono Emilio Baldanello, futura promessa del teatro veneziano e il pittore Mario De Luigi, che frequentavano, assieme a Duse, a dir il vero con scarsi rendimenti scolastici ' il liceo "Marco Polo". Brillante risulta invece la carriera di giornalista, la facilità di penna e l'amore per il ciclismo ne fanno subito un buon cronista sportivo sulle colonne della "Gazzetta di Venezia" e poi del "Gazzettino". Giunge al teatro per vocazione e volontà e sarà il grande Renato Simoni ad incoraggiarlo a continuare per quella ardua strada. Teatro e cinema diventano il pane quotidiano, ma poi la guerra e la sua fervente adesione all'antifascismo lo condannano alla forzata clandestinità per sfuggire alla pena capitale decretata dal tribunale fascista di Salò.
Ritorna trionfalmente a teatro dopo la Liberazione come autore e conquista in rapida ascesa il palcoscenico veneto con la commedia Temporali d'inverno", poi ribattezzata dai comici "Quel sì famoso", poi sarà la volta di "Virgola", interpretata da Emilio Baldanello e, soprattutto grazie alla Compagnia Micheluzzi, continua a mietere nuovi successi con "Bona fortuna, Piero" e "Nudo alla meta", commedie brillanti che Duse si diverte a scrivere e il pubblico generosamente ad applaudire.
Nel 1957 si costituisce a Venezia la più bella compagine comica del teatro veneto che vede Baseggio e Cavalieri assieme ai Micheluzzi in un crescendo di spettacolari esibizioni, insieme ad entusiasmi ed illusioni, purtroppo di breve durata. Per Duse è una stagione di felicità, ma anche di profonde amarezze, come l'insuccesso con cui viene accolta ''Ca' de Bo", testo su cui lo scrittore nutriva grandi aspettative e che, invece, lo porta a lasciare definitivamente la ribalta veneta. Muore nel 1963.
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Personaggi e
interpreti Anno 1951
Foto: ROBERTO BLUMEN |
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