Le massère
di Carlo Goldoni
regia di Paolo Giacomini

Commedia in 2 atti

"È un attimo della vita di un popolo fino allora ignorato, nell'ombra, negletto da tutti, che palpita nell'arte. È anche una prima rivendicazione sociale" - scrive Giuseppe Ortolani nell'introduzione a questa commedia, la prima del Goldoni in versi dialettali. 
Commedia tutta veneziana, che ha per argomento "la costumanza delle serventi ordinarie dette comunemente massère".

"Le cuoche veneziane - spiega Goldoni - devono avere per incontestabile privilegio, un giorno di libertà durante il carnevale per potersi liberamente divertire; e le donne di quella condizione rinuncerebbero a migliorare il proprio stato pur di non perdere il diritto a quella giornata".L'atmosfera di questo spettacolo è tutta pregna di quel brio e della vivacità propri delle frivolezze dei "chiassetti de carneval" e alla debolezza dell'intreccio, unico difetto però apertamente riconosciuto dall'autore, il commediografo abilmente sopperisce dando la stura ad un'incredibile ricchezza di espressioni fra le più schiette e sapide del linguaggio popolare veneziano. È uno spaccato di quotidianità, colto con magistrale abilità accentuando, di atto in atto, il divertimento.
L'occasione carnascialesca sa poi regalare attimi di quel fresco e sano "morbin", di cui andavano tanto orgogliose le nostre antenate senza distinzione di ordine, grado o casta. Adorabile è poi il tocco con cui Goldoni disegna in questa commedia i suoi personaggi, per esempio, i simpatici vecchietti, sior Biasio e sior Zulian, che si nascondono gli anni vivendo nell'illusione di un'eterna gioventù: " Gh'ho dei ani, xe vero, ma tanto ben li porto, che no li sento gnanca. Xe vecio chi xe morto.". E non si arrende neppure all'inclemente incalzare del tempo donna Rosega, la "vecia in gringola", che, pur avendo raggiunto l'età del crepuscolo, non sa rinunciare ai "spaseti de carneval", anzi una nuova linfa vitale, un "borezzo", che sprizza da tutti i pori, mette al bando le malinconie tipiche compagne della vecchiaia, innalzando sul piedistallo l'importanza e l'autorevolezza che deriva solo dall'inveterata esperienza:
"Son un poco vecchietta, ma ghe ne so assae più
de quel che mi podeva saver in zoventù.
Certo che posso dir d'averme divertio,
e circa el far l'amor, no go gnancora fenio
".
Non c'è che dire, alle giovani generazioni, alle bianche e procaci bellezze muliebri delle giovani massère si oppone una filosofia di vita che insegna a godere le piacevolezze della vita in ogni età, senza falsi pudori, senza ipocrisie e con tanto, ma tanto buon umore nel segno della migliore tradizione goldoniana.
                                                                                                  
                                                                                                            A cura di Danilo Reato

    

 

Personaggi e interpreti

La signora Costanza     MARINA MARINETTI
Il signor Raimondo       FABRIZIO FIORI
La signora Dorotea      ALBERTA BALDAN          
Zanetta 
                         LUCIANA SARTORI
Donna Rosega              DONATELLA TOMASINI
Il signor Biasio
          SALVATORE CHIOSI
Gnese   
                      MIRCA ROSSETTO
Meneghina               CHIARA COLONNA ROMANO
Anzoleto 
                 ENRICO MOLINA
Il signor Zulian            PAOLO GIACOMINI        
Momolo    
                  ALVISE BIANCAFIOR
Betta                              PAOLA DIANA
Servitore                        LUCIANO BONNINI


Scene: ERNANI COSTANTINI
Realizzazione scenica: COOP.REALTÀ - MARGHERA
Ricerche musicali: FIORI  -  GIACOMINI
Costumi: LUCIANA SARTORI
Attrezzeria: DONATELLA TOMASINI
Coreografie: PIERFERRUCCIO BEROLO
Sonoro: ENRICO MOLINA
Realizzazioni di scena: SALVATORE CHIOSI

 

 

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